L’adozione della “Carta di Avviso Pubblico”

Una buona proposta dell'opposizione valenzanese

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Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, la minoranza ha proposto, a seguito di una
posizione espressa dal PD, allo scopo di ottenere una maggiore trasparenza amministrativa,
l’adozione di una “Carta di Avviso Pubblico”; ma che cos’è, fondamentalmente questo documento? Tanto per incominciare è l’aggiornamento della preesistente “Carta di Pisa”, il
suo scopo consiste nell’indicare, in termini concreti, alcune linee guida di comportamento
degli amministratori in base ai principi previsti dagli articoli 54 e 97 della nostra Costituzione. Pertanto la “Carta di Avviso Pubblico” si concentra su quelle che sono diventate le linee guida della politica del malaffare proponendo delle metodologie
amministrative per poterle contrastare.

I punti critici affrontati in questo documento sono ad esempio, il conflitto di interessi, il clientelismo, le pressioni indebite nonché la non  trasparenza degli interessi finanziari e del finanziamento all’attività politica. Un importante punto della suddetta Carta annovera la necessità di effettuare scelte pubbliche  meritocratiche per le nomine interne ed esterne alle amministrazioni, non solo, spiccano anche due direttive fondamentali nello svolgersi contemporaneo dell’arte di governare, ossia la piena collaborazione con l’autorità giudiziaria in caso di indagini e l’obbligo di rinunciare alla prescrizione, ovvero il vincolo di presentare le dimissioni in caso di rinvio a giudizio per gravi reati quali mafia e corruzione.

Alla luce di quanto fin qui scritto, possiamo ritenere la “Carta di Avviso Pubblico” una sorta di codice etico il cui scopo è quello di aiutare gli amministratori nel loro percorso di gestione del potere. La vita politica italiana, in generale, vive un momento alquanto tormentato per quanto concerne la mancanza di legalità e trasparenza nell’attività pubblica, è in questo senso che andrebbe pertanto letta questa importante proposta della minoranza valenzanese. Forse è tempo di riprendere in mano le redini in maniera ferma per poter ricondurre il “carro della Cosa Pubblica” su una strada più lineare e meno impervia.

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