L’intervista del mese: Leonardo Pietricola

Vincenzo Dilena intervista l'esperto di storia Leonardo Pietricola

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“Ci vuole un’istituzione che finanzi se non le ricerche almeno le pubblicazioni. Ha diversi lavori che non verranno pubblicati.”

Incontriamo Leonardo Pietricola, studioso (anche se a lui piace definirsi “ricercatore”) di storia locale.

Chi è Leonardo Pietricola?
Una persona che ha cercato di attuare quei precetti che gli hanno trasmesso il padre, gli insegnanti, il prof. Caringella soprattutto, e anche i frati francescani; ho passato l’infanzia nella chiesa di S. Maria di S. Luca dove, tra gli altri, c’era un frate che ricordo con simpatia, padre Pier Giovanni Di Gemma, che mi dava dei libri da leggere. Anche il prof. Caringella
mi prestava libri; nonostante avessi una sorella all’epoca già diplomata, casa mia non era dotata di una grande biblioteca. Dai libri e dalle persone importanti nella mia vita ho maturato l’aspirazione verso un mondo fatto di ideali valori cultura…, poi magari la vita si è incaricata di ridimensionare tutto questo per far fronte a ciò che occorre per vivere. In sintesi: mi ritengo un uomo che ha creduto in certi valori e si è sforzato di mantenerli e di trasmetterli agli altri.

Come è iniziata la passione per la storia locale di Valenzano? C’è stato un momento particolare in cui ha sentito questa attrazione?
Prima che per la storia locale nacque l’interesse per la Storia in generale e questo mi fu trasmesso in terza elementare dal prof. Caringella. Aveva un modo suo di raccontare e suscitare emozioni; la storia romana, per esempio, ce la raccontava nei suoi aspetti più pittoreschi, quasi sceneggiandoli. Era, quindi, forte l’impressione che rimaneva in un bambino del 1952 che non aveva televisione, cinema e internet, e duratura era la curiosità che suscitava. Più tardi, anche studiando le stesse cose ad un diverso livello, rimasero la curiosità e l’interesse. Quando il Professore cominciò a scrivere le Memorie storiche di Valenzano facevo il ginnasio e, seguendo il suo lavoro, nacque in me l’interesse per la storia locale. Vorrei chiarire una cosa: se io fossi nato a Capurso mi sarei interessato della storia di quel paese, quindi non è che sia un fanatico del luogo nativo, è che mi interessa la microstoria.

Prima del libro scritto dal prof. Caringella c’erano altri testi che parlassero della storia di Valenzano?
Il libricino che l’avv. Giovanni D’Aloja trasse nel 1916 dai manoscritti del sac. Vincenzo D’Aloja vissuto tra ’700 e ’800 e qualche citazione in altri libri di storia regionale. Oltre alla passione che le ha trasmesso il prof. Caringella, c’è stato qualcosa di più personale che l’ha spinta ad interessarsi di Valenzano? Il fatto che vedevo dal lavoro di Caringella che c’era molto da fare e che c’era un terreno da lui mostrato ma non esplorato, quindi spazio per ulteriori ricerche, soprattutto negli archivi, più che nelle biblioteche. Poi la curiosità di cui ho detto sopra era diventata un abito mentale: di tutto quello che mi capitava di vedere o di leggere ricercavo sempre la causa prima. Di ciò che mi interessava approfondivo la storia, così delle discipline scolastiche come della musica, del cinema, dello sport. Caringella, poi, mi affidava ricerche genealogiche su personaggi valenzanesi, da svolgere sui registri parrocchiali. Gli studi umanistici e il tipo di lavoro che ho svolto hanno facilitato l’attività di ricerca che ho potuto intensificare appena andato in pensione.

Sente ancora questa “curiosità” per l’evoluzione storica, urbanistica e sociale di Valenzano?
Senz’altro! Tuttora quando cammino nelle stesse strade che percorro da quasi 70 anni guardo l’ultimo palazzo che hanno costruito, i particolari architettonici. Voglio capire cosa c’è dietro ad ogni cosa; per esempio c’è una pietra in Via Municipale con una data scritta a rovescio, pare “1536”, cosa significa? Solo un semplice riuso? Così come sulla Via di Bari: c’è un architrave con uno stemma su una casa… “come mai” mi chiedo? Quando vado in campagna e osservo “l’ paréte” (i muretti a secco), provo ancora emozione nell’immaginare quante stagioni e quante persone sono passate… e le pietre sono ancora lì: è il fascino della storia! Ma osservo anche i nuovi esercizi commerciali, il verde pubblico e privato; leggo i manifesti delle attività culturali e sportive; insomma guardo quello che vedo.

Qual è il luogo di Valenzano, un angolo, una strada, a cui è più legato?
La Chiesa di S. Maria di S. Luca: il chiostro con quegli affreschi che da bambino non riuscivo a capire, che un po’ facevano paura ma che stimolavano la fantasia. Lì ho visto i primi film, vite di santi, ma anche, ricordo, “La cavallina storna” e “Fabiola”. Nella sala a fianco andavo a vedere la trasmissione “Lascia o raddoppia?”. E poi… i frati, figure indimenticabili: padre Emilio e padre Alessandro; e le signorine del catechismo. Tra le sue opere ricordiamo “Il feudo di Valenzano”.

Se potesse tornare indietro a quel 1734, anno dell’apprezzo del regio ingegner Vecchione, e idealmente “congelare” in modo da fare arrivare fino a noi una parte di quella Valenzano, cosa vorrebbe mostrare ai suoi nipoti?
Quello che effettivamente mostro ai miei nipoti: il centro medievale, “sop’a’ccannél”, e i resti delle mura cinquecentesche. Se chiudiamo gli occhi davanti alle superfetazioni, alle porte in anticorodal e alle auto in sosta, le stradine, gli “iusi”, i “vignali” [scale in aggetto, n.d.r.] ci raccontano modi di vivere diversi e diverso modo di rapportarsi agli altri. Un mondo, devo dire, pressoché intatto fino alla metà del secolo scorso.

Ha in programma di pubblicare altri libri?
Potrei ultimare alcuni lavori già ampiamente avviati, ma pubblicarli… è difficile; a spese proprie è impossibile, non c’è ritorno; gli editori seguono le indicazioni del mercato e per la storia locale non c’è mercato. Gli enti pubblici hanno altre istanze sociali da soddisfare; enti privati non ne conosco, quindi per ora nessun programma.

Leonardo Pietricola, valenzanese del ’43, maturità classica e laurea in Lettere, è stato direttore della Biblioteca centrale della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bari dal 1978 al 1993, e poi coordinatore generale di biblioteca presso la stessa Università. Tra le sue pubblicazioni la 2a edizione da lui curata di “Memorie storiche di Valenzano” del prof. Vito Caringella (Levante, Bari 2005) e “Il feudo di Valenzano: l’apprezzo del 1734” (Stilo, Bari, 2006).

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