Giovanni Martinelli, storico fotografo di Valenzano: “Sogno una raccolta con le mie foto d’archivio”

Lo storico fotografo valenzanese si racconta a Vincenzo Dilena

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Giovanni Martinelli, classe ’33 è un fotografo Valenzanese molto noto. Ha esercitato la sua professione sin da adolescente. Famiglia di fotografi (anche suo fratello Alberto è un noto
fotografo) i Martinelli continuano nell’arte della foto grazie ai figli Rocco e Michele nello storico studio su L.go Plebiscito. Sue sono molte delle fotografie che ritraggono angoli del nostro paese sin dagli anni 50. Lo abbiamo intervistato per NERO SU BIANCO.

Quando è nata la vocazione per la fotografia?
Nel 1950 circa, avevo intorno ai quindici anni e iniziai ad appassionarmi alla fotografia; avevo un cugino fotografo, Cisonno di Carbonara di Bari, dal quale iniziai a recarmi per imparare l’arte della fotografia; il primo anno ci andavo a piedi, poi con una bicicletta che comprai e pagavo 100 lire al mese.

Il primo studio fotografico dove si trovava?
Terminata l’esperienza presso lo studio di mio cugino, che durò tre anni consecutivi alla fine della quale mi sentivo sicuro delle capacità acquisite, decisi di aprire uno studio fotografico, situato nel centro storico di Valenzano, precisamente in Via Florio n. 26 nei pressi dell’edicola della Madonna delle Grazie.

Ricordi qual è stata la prima fotografia che hai scattato?
Si! La scattai esattamente il 4 giugno 1954, in studio. Si tratta di un primo piano, di quelli molto usati all’epoca che scattai a una bella ragazza valenzanese la quale tuttora conserva gelosamente incorniciata nella sua abitazione questa bella foto.

Esiste una fotografia a cui sei più legato o che ritieni più significativa?
Diciamo che sono più foto che scattai in una giornata nella quale la buonanima di Don Peppe Bellomo, medico condotto, si presentò nel mio studio e mi disse in maniera decisa: ” Giovanni, prendi la macchina fotografica che immortaliamo alcuni scorci della Valenzano antica!”; fu in quella giornata che scattai molte delle foto a mia firma che si vedono ancora oggi riprodotte in case e attività valenzanesi.

Invece qualcosa che avresti voluto fotografare e non sei riuscito a immortalare?
Bhè! Pensandoci molti di quegli edifici e scorci che negli anni sono stati abbattuti o hanno cambiato fisionomia in maniera irrimediabile.

I tuoi figli proseguono brillantemente la tua attività. Sei stato tu ad indirizzarli verso questo mestiere o hanno deciso in autonomia?
Diciamo che la loro scelta è stata autonoma ed è venuta in maniera naturale, poiché li ho tenuti nello studio sin da bambini e lì hanno appreso il mestiere che portano avanti ancora oggi.

Nell’epoca della foto a portata di mano e di smartphone, quale credi sarà il futuro per la fotografia?
Ho capito fin da subito quale sarebbe stato il destino della fotografia quando è arrivata la tecnologia del digitale. A me personalmente le foto digitali non piacciono, perché si è persa molto della tecnica quasi artigiana che si utilizzava con l’analogica, dove il processo di sviluppo e stampa era qualcosa di molto artistico e manuale che rendeva il fotografo davvero un artigiano della fotografia. Oggi con i computer e i software è tutto molto più freddo e tra l’altro con le fotografie a portata di cellulare si finisce spesso per perdere molte delle foto che su questi supporti vengono salvate. Paradossalmente pur scattando moltissime foto, se ne stampano molte meno di quando esisteva il caro rullino.

Esiste un archivio Martinelli, nel quale sono catalogate le varie fotografie, magari per aree tematiche?
Ho tantissime fotografie in archivio che ho stampato in tanti anni di carriera, e non mi dispiacerebbe che un giorno possano essere raccolte in un volume.

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