Tommaso Sardone, pittore valenzanese. “Quando disegno mi isolo dal mondo”.

Il pittore valenzanese si racconta per Nero su Bianco

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L'artista Tommaso Sardone all'opera nel suo laboratorio

TOMMASO SARDONE, è nato e vive a Valenzano (Ba); classe 1938 è un pittore figurativo autodidatta. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in diverse città d’Italia. Recensito in riviste e volumi d’arte è molto apprezzato dai critici e ha vinto numerosi premi. Le sue numerose opere si trovano in collezioni in Italia e all’estero, soprattutto in Venezuela dove molti compaesani emigrati hanno voluto portarsi in casa un pezzo delle immagini e delle ambientazioni della Valenzano che hanno lasciato ai tempi dell’emigrazione. Osservare un dipinto di Tommaso Sardone significa andare indietro nel tempo, quando la vita quotidiana era scandita dal picchiettare di un martello da calzolaio o dal lavoro della zappa di un contadino, in quel paese che l’autore conserva al caldo dei suoi ricordi e del braciere, (che torna spesso nei suoi dipinti) che pare ancora emanare la luce e il calore di quei tempi fatti di uomini e cose semplici.

Come e quando hai iniziato la carriera di pittore?
Nel 1975 fui invitato da Fernando Stella ad esporre alcuni miei disegni a matita in una mostra collettiva tenutasi presso un locale in Via S.Rocco. Fino ad allora avevo fatto solo disegni a matita a tempo perso. In quell’occasione ricevetti molti complimenti da parte di un critico d’arte il quale mi incoraggiò a provare il disegno ad olio. Fu proprio la spinta di questo critico a farmi iniziare la pittura ad olio. Infatti dalla vendita di quei disegni a matita durante quella mostra il giorno dopo spesi tutto il ricavato in colori, pennelli e attrezzi per il disegno ad olio in un famoso negozio per artisti di Bari. Da quel momento, poco alla volta, da autodidatta ho iniziato a dipingere ad olio su tela.

In quanto tempo mediamente porti a termine una tela?
Ci metto molto tempo. Sono stato sempre molto lento nelle mie cose, anche nel dipingere. Mi capita di stare mesi e mesi su una tela. Questo per esempio (indica un quadro sul cavalletto da disegno) non è nemmeno alla metà del lavoro e ci sto lavorando da 5 mesi ormai.

Che sensazioni provi mentre dipingi?
Quando disegno mi isolo dal mondo. Appena chiudo la porta dello studio e mi siedo davanti al cavalletto con la tela entro nel quadro e mi sento fisicamente in quel posto, mi sembra di viverlo. Dipingo per molte ore al giorno.

C’è un pittore coevo o del passato a cui ti ispiri o che ti piace?
Sono affascinato da Caravaggio. Le sue opere sono immense.

Ci sono delle opere che ritieni più riuscite o a cui sei particolarmente affezionato?
Non ci sono quadri a cui tengo di più di altri; certo alcuni saranno più belli di altri, ma se li ho terminati è perché li ritenevo validi. Sono tutti miei figli diletti. Spesso mi è capitato di iniziare un quadro e interromperlo a metà dell’elaborazione perché non rispondeva più a quello che avevo in mente.

L’artista premiato col primo premio nel 1981 alla Mostra -IL MENHIR- tenutasi a Modugno ( Ba)

Sei soddisfatto della tua produzione e del riconoscimento ricevuto dai critici e dai tuoi concittadini?
Penso che gli artisti veri vivano poco di riconoscimenti, ma fanno arte in primis per se se stessi. I miei quadri sono stati comprati in tutto il mondo, soprattutto da compaesani emigrati che hanno voluto portare nelle loro abitazioni un pezzo di Valenzano e di quel tempo che loro hanno vissuto nella loro infanzia o giovinezza; nei miei quadri in effetti ritorna in maniera preponderante la campagna valenzanese e le ambientazioni del centro storico di qualche decennio fa, periodo a cui ho legato i miei più bei ricordi che tornano nelle ambientazioni delle mie opere.

In tanti anni di attività artistica avrai dipinto molti quadri. Hai mai fatto una stima sommaria del numero di quadri portati a termine?
Stimare un numero è difficile, ma credo che siamo nell’ordine dei 400/500 quadri terminati.

Un quadro dell’autore

E questi quadri che sono qui nel tuo laboratorio…sono in vendita?
Questi quadri ho deciso di non venderli. Mi faranno compagnia e riempiranno le mie giornate fino alla fine dei miei giorni

Hai qualche episodio curioso che vuoi raccontarci riguardo la tua carriera?
Una volta durante una mostra a Modugno, nel 1981 esposi tre quadri di grande formato. Una sera fui avvicinato da un avvocato il quale fu talmente colpito da uno di essi che mi “costrinse” ad accettare un assegno, e non volle nemmeno aspettare la fine della mostra per portarselo, ma lo portò a casa la sera stessa. In sostituzione a quel quadro misi un altro che ritraeva una masseria pugliese e la campagna circostante che poi vinse il primo premio di quella manifestazione. Forse se non fosse venuto quell’avvocato non avrei vinto la manifestazione.

Hai qualche rammarico rispetto alla tua carriera di artista?
Un rammarico è quello di non sapere dove siano finiti molti dei miei quadri. Specie in gioventù ho fatto l’errore di non appuntarmi il compratore destinatario delle mie opere, e questo mi dispiace, perché è un po’ come aver mandato un figlio fuori casa e non avere più sue notizie.

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