“Mi hanno escluso dal MoVimento 5 Stelle perché ragionavo con la mia testa”

Giuseppe Scattaglia da mercoledì non è più un attivista del meetup locale pentastellato. Ci racconta i motivi della sua espulsione

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Giuseppe Scattaglia, 25 anni, è laureato in Giurisprudenza e tirocinante presso il Tar Bari. Quattro giorni fa è stato espulso dal meetup “Lab 5”, gruppo locale di Valenzano a supporto del MoVimento 5 Stelle, in quanto “non aderente alle linee politiche locali e nazionali”.

Se il nome del ragazzo non vi è nuovo è perché a gennaio si è candidato alle parlamentarie pentastellate venendo poi criticato per la giovane età e lo scarso attivismo nel MoVimento. Giuseppe infatti comincia la sua avventura nel “Lab 5” nel settembre 2017 e, solo dopo pochi mesi, grazie alle nuove regole del M5S, riesce a candidarsi alle parlamentarie.

Parlamentarie da cui lui poi verrà escluso prima ancora di potervi partecipare. La scelta dei candidati, dice Scattaglia, è avvenuta a livello regionale ed è stata del tutto discrezionale. I motivi dell’esclusione, mai resi pubblici, pare siano legati ad una segnalazione fatta al regionale da un altro esponente del meetup locale in cui era attivista Giuseppe. L’accusa rivoltagli è che un suo parente, ignaro del regolamento del M5S, avrebbe contattato tramite social network un’attivista di Triggiano chiedendole se volesse essere candidata in ticket con Giuseppe Scattaglia. Ma cos’è il ticket? Così come alle comunali ci sono le quote rosa, anche alle parlamentarie era possibile esprimere più preferenze e i ticket, le coppie, servono a farsi pubblicità vicendevolmente. In seguito a questa segnalazione la candidatura di Giuseppe sarebbe stata rigettata.

Tale decisione, priva di motivazione ufficiale, deve far riflettere secondo il 25enne. “Chi pone un veto alle candidature tradisce agli occhi degli elettori e soprattutto degli attivisti il principio di democrazia diretta. Peraltro, se i prescelti devono ringraziare qualcuno che li abbia fatti passare, ciò non può non tradursi in un maggior peso di questo qualcuno all’interno del gruppo pentastellato”. A sostenere le titubanze la scelta di candidare all’uninominale del Senato del collegio barese Gianmauro Dell’Olio, precedentemente amministratore della società che gestisce la discarica Martucci, e al plurinominale della Camera dei Deputati Paolo Lattanzio, vecchio simpatizzante di Antonio Decaro.

Nel corso dell’ultima riunione del meetup tenutasi mercoledì scorso, Giuseppe riaccende la discussione interna sui candidati ma, diversamente dalle altre volte, secondo quanto ci riferisce, questa volta viene stroncata dalla proposta di espulsione del ragazzo dal gruppo. Il futuro di Giuseppe nel Lab 5 viene messo così ai voti e 9/16 dei componenti decidono per il suo allontanamento. Contestualmente e per gli stessi motivi viene espulso anche il fratello minore di Giuseppe, Antonio, che alla riunione non era neanche presente.

“Ufficialmente mi hanno escluso perché non aderente alle politiche locali e nazionali e per aver contestato la figura di Di Maio e di alcuni portavoce regionali fra cui Antonella Laricchia. In realtà”, spiega Giuseppe, “il motivo dell’esclusione e delle antipatie nei miei confronti è anche la mia figura di mediatore con l’altro meetup locale, gli Amici di Beppe Grillo”.

I due meetup si contendono la certificazione per l’utilizzo del logo del Movimento 5 Stelle in vista delle prossime comunali e il loro rapporto, diversamente da quanto sostenuto nell’intervista che ci hanno rilasciato tempo fa, non sarebbe propriamente di collaborazione fraterna. “Ho cercato più volte di evitare le scorrettezze da parte del Lab5 per aggiudicarsi la certificazione. Per questo motivo non ero visto di buon occhio dal meetup che alimenta i dissidi più per motivi di carattere personale che politico”.

“In molti meetup locali”, continua Giuseppe, “si dicono tante bugie. Si dice che vi siano persone oneste, disinteressate, competenti e libere da pregiudizi. Vi sono invece frustrati, ottusi ed incapaci, vi sono persone che cercano di conseguire dal loro impegno politico un beneficio per gli affari. Le stesse persone non credono nella proficuità del dialogo e tendono a fare il contrario di quello che un movimento politico dovrebbe fare: escludere piuttosto che includere. Il che significa che se contesti le scelte del MoVimento o di qualche sommo portavoce ti sbagli. E se non lo capisci, te lo insegnano a colpi di maggioranza”.

 

Nero su Bianco è disponibile ad ascoltare e pubblicare la versione dei fatti degli altri soggetti tirati in causa.

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