Attore, scrittore, artista: Lino Di Turi si racconta

Dagli insegnamenti del maestro De Bellis alle collaborazioni con Angiuli e Guerra, Lino Di Turi si racconta a Vincenzo Dilena

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Lino Di Turi è nato a Valenzano dove vive ed opera. Già direttore artistico dello studio di fono produzione A.L.A., che svolgeva prevalentemente attività di recupero della cultura orale sul territorio, si è occupato anche di stesura di testi teatrali ad indirizzo didattico, tesorizzando le esperienze pedagogiche dell’Istituto di sperimentazione scolastica, dove è stato impiegato. Numerose le sue partecipazioni in sceneggiati radiofonici nazionali con la RAI, dove ha svolto anche ruoli di sceneggiatore e regista oltre che di attore (con Lino Angiuli ha sceneggiato il romanzo LA PAROLA DIFFICILE di Joseph Tusiani; sua anche la regia molto apprezzata dallo stesso Tusiani). Tra le sue esperienze, anche la conduzione di corsi per lettori di testi sacri per l’Associazione MUSICA SACRA in Bari. Importante il suo lavoro di recupero del patrimonio favolistico popolare pugliese, con numerose pubblicazioni di favole consultabili anche sul sito: www.pugliainfavola.it .

Lo abbiamo intervistato per NERO SU BIANCO.

Come e quando hai iniziato la carriera di attore?
Tutto è iniziato quando ero ancora un bambino grazie al Prof. Vito Marcello De Bellis, docente di scuola elementare a cui venivamo “affidati” dai nostri genitori. Oltre ad essere insegnante aveva avuto anche esperienze teatrali ed era un bravo scrittore di farse e testi per il teatro; con lui debuttai in uno spettacolo teatrale nella parrocchia della Chiesa con la compagnia “Parva Scaena”, che poi rifondai insieme con altri attori anni dopo la morte del Maestro De Bellis e che è esistita fino al 1985. Io come altri miei coetanei dobbiamo molto a questa figura carismatica qual era V. M De Bellis (a cui è stata intitolata la scuola elementare su Via Piave ndr). In segno di riconoscenza feci apporre nel teatro conventuale questa scritta: “Per noi ora e sempre colui che, portandoci per mano, ci ispirò questo amore”, scritto che ora non è più presente.

Quali le tappe salienti della tua carriera teatrale?
Dopo gli esordi infantili mi diplomai da attore nel 1960 presso il G.A.D. PROMETEO diretto da Eugenio D’attoma. Tra le tante rassegne nazionali a cui partecipammo, con questa compagnia, vincemmo il primo premio con la rappresentazione “L’ALLODOLA” di Jean Anhouil. In seguito a questa esperienza passai come attore stabile alla compagnia PICCOLO TEATRO DI BARI, e dopo tanti anni di permanenza in questa bella realtà fondai in uno scantinato di Piazza Garibaldi a Bari il GRUPPO ABELIANO nel 1972 insieme ad altri attori baresi tra i quali mi piace ricordare un mio grande amico Chris Chiapperini col quale ho condiviso tante esperienze artistiche e di vita; fu insieme a lui che ho poi fondato il gruppo CAMPI ELISI, a cui si aggregò per un breve periodo un giovanissimo Lino Angiuli. Un film con Michele Placido: VOLONTARI PER DESTINAZIONE IGNOTA e alcuni video per la RAI regionale con la compagnia DELL’ARCO. In questo viavai di esperienze sono stato insegnante di dizione e recitazione fino al 2001 , anno in cui con il teatro Abeliano nello spettacolo “Tutti i colori del Novecento” di Raffaele Nigro – da protagonista – impersonai Tommaso Fiore. Altre esperienze sono seguite con altre compagnie pugliesi (cito TEATRO DELLE ONDE di Bisceglie di retto da Tonio Logoluso).

Spesso ti vediamo in coppia con Lino Angiuli, che rapporto hai con lui?
Siamo innanzitutto parenti, cugini. Con lui c’è stata sempre una stima anche artistica e siamo rimasti sodali nel tempo fino ad oggi. Oltre ad aver scritto a quattro mani libri sul recupero favolistico pugliese, (tra cui: “Puglia in favola”-“Favolare”-”Il favoliere delle Puglie”) abbiamo fatto insieme parecchi spettacoli e reading delle nostre opere, l’ultima per il suo ultimo lavoro “ Via Crucis terraterra” che abbiamo portato in giro per conventi, luoghi sacri e musei di Puglia e Basilicata. A lui devo il mio ingresso nella scrittura; fu lui infatti, dopo aver letto alcuni miei scritti giovanili, che nello specifico erano racconti surreali con intendimenti socio-educativi, a spronarmi alla pubblicazione, che avvenne per la casa editrice Egea fondata dallo stesso Lino Angiuli con Gianni Custodero con “NON BUTTARE LA BATTURA” con prefazione di Elio Savonarola.

Lino Di Turi in coppia con Lino Angiuli durante una reading

Sei stato la voce narrante di molti lavori audio fonici. La tua voce, così particolare è del tutto naturale?
Diciamo che è naturale, ma ci sono dietro esercizi e studi; il teatro è studio! Sì, ci sono delle qualità di base ma vanno condivise –oltre che con la tecnica- con lo studio e l’esperienza: l’esercizio è fondamentale.

Molti sono coloro che negli anni 60/70 hanno operato in ambito artistico-teatrale a Valenzano. Come mai non si è riuscito a creare qualcosa di stabile nel paese che sia durato nel tempo?
Hai ragione! C’è stato un tempo in cui tanti eravamo i valenzanesi che sulla scia di quanto trasmessoci dal Prof. De Bellis hanno dato seguito a questo amore per il teatro. Le amministrazioni però, non hanno mai appoggiato le richieste che venivano di volta in volta portate alla loro attenzione; serviva il coraggio di sostenere anche economicamente certi movimenti culturali. Il Prof. De Bellis, tentò di creare una compagnia stabile a Valenzano; in quel periodo c’erano infatti notevoli potenzialità. Tutte queste richieste giunte nel palazzo comunale sono state sempre snobbate.

Alla luce di queste affermazioni a parte l’immobilismo delle amministrazioni cos’altro è mancato per dare forza alla cultura del teatro a Valenzano?
Il nostro è un paese strano, dove esistono da sempre dinamiche poco chiare. Non entro nello specifico, ma c’è rammarico perché si doveva fare di più specie in quegli anni di forte fervore artistico, un periodo in cui come già detto, vi erano ottime potenzialità. Personalmente ho tentato tante volte di coinvolgere il territorio tramite le varie amministrazioni susseguitesi, ma mi è stata sempre negata la possibilità di creare qualcosa di bello per i giovani del paese. Quello che ho fatto, lo devo ad iniziative mie personali o di privati e associazioni. Esempio: diversi corsi e/o laboratori teatrali nelle scuole medie e con l’Arci di Valenzano. L’ultima cosa che ho fatto a Valenzano è stata per l’Università della terza età dove ho tenuto per diversi anni, fin dal sorgere, corsi di dizione.

Rimanendo nell’ambito locale, quali sono state le tue esperienze artistiche che hanno riguardato direttamente il nostro paese?
Quando il Prof. De Bellis si ammalò, affidò a me la realizzazione di un testo drammatico che mettemmo in scena; successivamente mettemmo in scena la farsa “Madremonije sfrasciate” insieme ad altri attori valenzanesi della già citata compagnia “Parva Scaena”. Successivamente ho registrato con Nicola Guerra una collana di audiocassette molto belle e divertenti su usi e costumi valenzanesi dal titolo”Munn’è state e munne ava jesse”. A Valenzano ho fondato anche, nel 1985 lo studio di fono-produzione STUDIO A.L.A. con Antonio Quaranta e Don Antonio Parisi a cui si unì per un breve periodo anche Lino Angiuli; lo studio era situato in una stanza al piano terra della mia attuale abitazione in Via Capurso, dove con un mixer e la stanza insonorizzata iniziai la mia produzione di favole e l’opera di recupero delle tradizioni popolari pugliesi che ancora oggi porto avanti.

Hai qualche rimpianto rispetto alla tua carriera di attore?
C’è stato un momento in cui potevo fare “il salto”. Ero col Piccolo Teatro e feci l’esame per l’ammissione all’Accademia di arte drammatica di Roma; fui ammesso ma non ebbi la borsa di studio; all’epoca ero giovanissimo e non potevo permettermi di trasferirmi per diversi motivi (oltre quelli economici). Ad ogni modo non vivo di rimpianti.

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