Vito Sante Miolli, il valenzanese della Grande Torino scampato alla tragedia di Superga

Doveva esordire contro il Benfica ma non fu convocato per problemi di salute. Al termine della stagione venne ceduto e non vestì più la maglia granata

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Un giovane di Valenzano, Vito Sante Miolli, ha giocato nella Grande Torino di Valentino Mazzola. In realtà non disputò nessuna gara ufficiale in maglia granata ma forse per lui questa è stata una fortuna. Lui, giovane terzino ambidestro di 21 anni, dopo aver trascorso le giovanili nel Sannicandro, era stato acquistato dal Castellana per poi passare alla squadra piemontese.

Un grande salto per un ragazzo pugliese, lui che era figlio di calzolaio e che tutto d’un tratto si ritrovava ad allenarsi con i cinque volte campioni di fila della Serie A. All’epoca non c’erano le sostituzioni, quindi era difficile l’esordio in prima squadra per un giovanissimo di buone speranze come lui. L’occasione arrivò nel maggio del ’49 quando il Torino doveva affrontare il Benfica in amichevole per la partita di addio del capitano Francisco Ferreira.

Scherzo del destino, Santino proprio in quei giorni si ammala e una fastidiosa pleurite lo costrinse a letto con la febbre. Non fu convocato e quella maglia granata non la potrà più indossare. Al ritorno dalla trasferta, il 4 maggio, l’aereo G.212 con a bordo la squadra si schianta contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga. Persero la vita tutti i giocatori, i dirigenti ed alcuni giornalisti.

Il Torino schierò le formazioni giovanili nelle restanti quattro giornate e fu proclamato vincitore del campionato a tavolino. Vito Sante Miolli al termine della stagione fu mandato in prestito al Bolzano in serie C. Ferruccio Novo, presidente del Torino che stravedeva per il terzino pugliese, gli scrisse “tu ritornerai nelle file granata, non dimentichiamo i tuoi sacrifici”. Quella promessa non venne mai mantenuta, Santino fu venduto al Cagliari dove disputò sette stagioni tra serie B e serie C.

Il ragazzo, scampato per miracolo dall’incidente aereo, ora era costretto a spostarsi per aria per qualunque trasferta. “Non ho mai avuto paura”, ha raccontato in un’intervistata rilasciata qualche anno fa alla Gazzetta del Mezzogiorno, “c’era un calciatore tra noi che, al decollo, si attaccava al mio torace ed io lo rassicuravo”.

Dopo l’esperienza sarda Santino passò al Venezia dove disputò tre stagioni prima di chiudere la carriera tra Barletta e Trani. Fece quindi l’insegnante di ginnastica prima di ammalarsi negli anni 2000 e di morire nella sua città natale, Valenzano, all’età di 83 anni nel 2012. I ritagli di giornale e i cimeli di quel ragazzo tanto fortunato quanto impavido sono custoditi dal figlio Antonio che ha raccontato la storia del padre in un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana. A Santino è stata dedicata anche una pagina su Wikipedia.

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