“Vergognati valenzanese, mi maltratti”. Le dure accuse della Fiera di Valenzano

Io non sono il mercato del Venerdì. Se non foste così abbarbicati nei vostri affarucci di periferia scoprireste che la tradizione non è arma per allontanare il futuro, bensì uno strumento per portare a Valenzano gente, interesse e ricchezza.

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Cari valenzanesi, anche quest’anno mi avete deluso.

ma davvero mi avete scambiato per il mercato del Venerdì?

Io sono una fra le più importanti fiere medievali della Terra di Bari. Esigo il vostro rispetto.

Avete sfruttato il mio buon nome per esigere dai commercianti qualche denaro facile in cambio di una postazione, senza minimamente preoccuparvi né di celebrarmi come si deve né di mantenermi sui livelli che mi competono.

Nessuno negli ultimi 30 anni ha provato a rinverdire i miei fasti originari. Un tempo mercanti da tutte le Puglie si davano appuntamento all’ombra del Monastero di Cuti per contrattare i migliori prodotti della Terra di Bari.

Il tintinnio delle monete sui tavolacci in legno annunciava un buon affare appena concluso. Brindisi al vino in terracotta e virili strette di mano suggellavano l’acquisto di un prolifico capo di bestiame o barili d’olio di ottima fattura.

Dal 1811 mi sono spostata fra le case dei valenzanesi. Da lì è iniziato il mio lento declino.

In questi due secoli ho visto acquistare di tutto davanti al portone di chembare Vengienze o sotto al balcone di chemmà Marì: alberi di mandarino, scale in legno, annaffiatoi, reti per le olive; e poi ancora vestiti, audiocassette e vhs pirata, vecchi scarponi da campagna, verruzzi, girandole, Super Tele, Super Santos, bambole e videogiochi.

Ma di quello sfarzo, di quell’afflusso di persone attirate dal mio nome, neppure l’ombra. Vi siete limitati solo a sterili difese della “tradizione”, buone solo a celebrare una specie di macha valenzanesità di facciata, a suon di vernacolo ed elogi alla purezza. Inutile.

Dovreste far tesoro di questa bellezza che vi è piovuta addosso. Invece di rinchiudervi in campanilisti ricordi delle ultime due-tre generazioni, provate a ridar vita sul serio alle suggestioni del vostro passato.

Io non sono il mercato del Venerdì. Se non foste così abbarbicati nei vostri affarucci di periferia scoprireste che la tradizione non è arma per allontanare il futuro, bensì uno strumento per portare a Valenzano gente, interesse e ricchezza.

Ai miei tempi di Valenzano si diceva che quia valet insanus. Si respirava una bell’aria da queste parti. Peccato che adesso io veda solo un’annoiata rassegnazione.

Con affetto, nonostante tutto.
La Fiera di Ognissanti

2 Commenti

  1. Bravo Lino,
    brillante idea parlare a nome della maltrattata e svalutata storica fiera di tutti i santi. Andava conservata e tutelata come una chicca rara quale è (era).
    Antonio Buono

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