Supersonic, la coverband valenzanese degli Oasis debutta al Nordwind

"A Valenzano manca coraggio e una vetrina per gli artisti locali. Sogniamo di suonare in una birreria a Manchester, la città dei fratelli Gallagher"

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I need to be myself . I can’t be no one else. Ho bisogno di essere me stesso, non posso essere nessun altro. Dentro questi due versi si rinchiude tutta l’identità della coverband valenzanese degli Oasis. Supersonic è il nome con cui si presentano al pubblico ed è anche la canzone del celebre gruppo britannico con cui maggiormente si identificano.

La band è nata da pochissimo – fine 2018 – ed è fresca di debutto al Nordwind di Bari. Composta da cinque elementi, quattro dei quali valenzanesi e un forastiero di Bari. “Ma le prove le facciamo sempre a Valenzano”, ci tiene a precisare il cantante del gruppo. Lui è Andrea D’Aloja e con Giuseppe Nicolosi (chitarra), Marco Antonacci (chitarra), Giuseppe De Mola (basso), Francesco Santacroce (batteria) ha deciso di iniziare questo nuovo progetto musicale.

Il progetto nasce quasi per caso, come tutte le cose belle, dalle ceneri di un gruppo composto da 4/5 della band. Tutti meno Andrea, la voce, suonavano insieme da quando avevano 19 anni e facevano musica inedita. Poi l’idea, l’incrociarsi di strade e si è deciso di dare il via alle danze. “Andrea prima di entrare nel gruppo ha lavorato come fonico per noi, e poi adoravamo tutti quanti gli Oasis e i fratelli Gallagher”, spiega Giuseppe.

Un amore non platonico ma carnale. “A Taranto pochi giorni fa eravamo praticamente sotto il palco ad ascoltare Liam (nrd. Gallagher, ex voce degli Oasis presente al Medimex) però devo dire che il nostro concerto al Norwind è durato molto di più. E sicuramente abbiamo preso molti meno soldi! (ride)”, spiega sempre Giuseppe.

Per il loro concerto d’esordio al Nordwind il gruppo ha preparato ben 21 pezzi per un totale di quasi due ore di scaletta. Tanto lavoro per i ragazzi che ci tenevano a fare bella figura. “Ci vediamo almeno due volte a settimana per le prove. A questo poi va aggiunto lo studio personale che non è quantificabile. Cerchiamo di curare tutto alla perfezione, dagli effetti all’abbigliamento, per cercare di essere il più verosimili possibile. Facciamo tutto noi, vogliamo essere artigiani della musica “, dice Andrea.

La canzone a cui è dedicato il nome della band valenzanese

E al loro esordio il pubblico non mancava. “C’era tanta gente conosciuta nell’ambiente da cui abbiamo ricevuto feedback positivi. C’erano due persone che ballavano e cantavano tutte le canzoni. Erano due fan coreane venute per ascoltare gli Oasis”. Questo dettaglio però non sorprende Andrea. “Sappiamo che è un genere che attira sopratutto stranieri. Il pubblico italiano è abituato ad ascoltare musica più commerciale. Lo testimonia il fatto che se fai ascoltare l’intro di Champagne Supernova ad un barese medio questo pensi prima alla reinterpretazione di Toti e Tata”.

La colpa non sarebbe da attribuire prettamente al pubblico ma anche agli organizzatori degli eventi. “Si sceglie sempre la strada più facile portando in piazza sempre la stessa musica. In questo modo si taglia fuori una gran fetta di pubblico, sopratutto giovanile”. Il riferimento di Andrea è anche a Valenzano. Il gruppo era tra i papabili a dover suonare per la festa di Sant’Antonio ma alla fine è stata scelta la coverband di Eros Ramazzotti. “Manca coraggio”, tuona la voce del gruppo.

“A Valenzano ci sono tanti artisti di rilievo ma non viene data loro la possibilità di esprimersi adeguatamente con una vetrina dedicata”, dice Giuseppe. Prima di formare la coverband il gruppo si è esibito in paese in due occasioni, una delle due nel Circolo Arci dove ha presentato il suo cd di inediti. “La realtà del L’Arcipelago è molto importante ma il loro contest E cantava le canzoni non faceva a caso nostro in quanto il semiacustico ci stava parecchio stretto”.

Cantare in paese comunque non è il sogno per il gruppo che ora si prepara a definire il calendario degli eventi estivi. “Se dovessimo pensare in grande, ci piacerebbe suonare prima o poi in una birreria di Manchester, la città dei fratelli Gallagher. Sarebbe bellissimo avere tanti inglesi cantare e ballare sotto il nostro palco”.

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